Ogni uomo deve camminare nella via del Signore e lasciarsi guidare da Lui.
Beato Zefirino Agostini

Mosaico Chiesa dell'Immacolata

Il mosaico – realizzato nel dicembre del 2006 nella chiesa delle Suore Orsoline Figlie di Maria Immacolata, nella loro casa madre di Verona – riprende i temi dei testi liturgici della Solennità dell’Immacolata (8 dicembre) e li legge in riferimento al Mistero della Redenzione. Tema di fondo del mosaico è la salvezza offerta da Gesù, che dalla croce grida la sua “sete” di salvezza, perché nessuno si perda (cf Gv 6,39). Il susseguirsi dei riquadri porta a contemplare il Mistero in un cammino di fede verso la configurazione a Cristo Signore.

Maria nel mistero della Redenzione

Parete centrale: Maria ai piedi della croce, il Crocifisso e la Discesa agli inferi.
Maria, l’Immacolata Madre di Dio, sta presso il Figlio, Crocifisso Risorto, sceso con potenza nello Sheol per salvare l’Adamo perduto.

In questa parete trova il suo culmine il mistero della Redenzione: tre cerchi che si aprono e si chiudono ci rimandano all’immagine della Trinità e al mistero della comunione divina. Il centro è il rapporto tra il Padre, il Figlio e la Madre, nello Spirito.

Maria, l’Immacolata, è dentro la “Torre di Davide”, il luogo scelto dal Signore per farvi risiedere il suo Nome (cf Gen 22,14). Piena di luce, avvolta dalla santità di Dio che l’oro rappresenta, Maria è la tutta santa, la tutta pura, la preservata dal peccato, perché portatrice del Salvatore.

Domina la parete il grande Crocifisso-Risorto: per salvarci, Cristo doveva passare dalla morte, cioè dalla conseguenza del peccato: “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce” (1Pt 2,24). Cristo, per riprendere Adamo, è tornato alla terra nel regno dello Sheol e per questo Egli doveva morire, perché dalla sua morte l’umanità avesse la vita.

Gesù, il Crocifisso-Risorto è il Buon Pastore (immagine questa, molto viva nella spiritualità orsolina), che scende dalla Croce per aprire l’ultima tomba dell’uomo, affinché nessuno vada perduto. In Adamo, caricato sulle sue spalle, sta l’umanità intera, e quindi ciascuno di noi. Il Risorto torna al Padre portando con sé i prigionieri del peccato (cf Ef 2,4-6). La tenerezza di Dio è riflessa nei volti ravvicinati di Cristo e di Adamo e nell’atto di Gesù che afferra Eva per il polso, perché in Lui viva per sempre.

La Madre di Dio, Immacolata, indica con una mano il Cristo Crocifisso e con l’altra la sua discesa agli Inferi: il prezzo pagato dal Figlio per la salvezza dell’umanità. Discesa agli inferi: Cristo risorto riprende Adamo ed Eva come Buon Pastore Particolare: gli sguardi di Adamo e di Cristo si incrociano

L’ascolto di Eva: il mistero del peccato

Eva e Adamo nell’Eden sono immersi nel dramma del loro allontanamento da Dio, i peccato fontale dell’uomo.

Nella scena del Paradiso terreste, il riferimento è al testo di Genesi 3,9-15.20, e il tema è quello dell’ascolto: Eva ascolta il serpente e, distogliendo lo sguardo dal Creatore, lo fissa sull’albero del bene e del male, decidendo così di non accogliere Dio. Adamo indica con le braccia il nuovo Adamo, il Crocifisso. Anche Adamo, per l’ascolto dato all’antico serpente, si lega all’albero, quell’albero al quale verrà crocifisso il Nuovo Adamo, Cristo Redentore. La posizione richiama quella delle braccia del crocifisso.

Identico al gesto di Eva mentre afferra la mela, si ripete il gesto del figlio Caino. Il frutto preso dalla madre dei viventi diventa la pietra con cui il fratello uccide il fratello. Abele, mite agnello pronto all’offerta, è immagine di Cristo e ne riproduce i tratti nel volto.

Eva ascolta il serpente, coglie il frutto proibito e lo porge ad Adamo. Il peccato trasforma l’Eden in un deserto e in un muro di separazione. Il giardino sparisce. I corpi di Adamo e di Eva diventano come terra arida e non si distinguono più da essa. Lo Spirito va spegnendosi tra i rami dell’albero. L’uomo creato ad immagine di Dio dal soffio dello Spirito, con il peccato si è allontanato dal Creatore ed è divenuto l’uccisore del fratello. Ma Dio, “ricco di misericordia” (Ef 2,4), non lascia l’umanità nel buio del proprio peccato. Egli le conserva sempre la sua misericordia (rappresentata in questa scena dalla fascia d’oro sotto Caino e Abele) e la raggiunge con la sua presenza di vita, dentro la morte più oscura.

L’ascolto di Maria: il mistero della salvezza

Parete destra: Annunciazione e Visitazione. Maria fa spazio a Dio nell’Annunciazione e lo porta con gioia nella visita ad Elisabetta.

Nella scena in alto, Maria è raffigurata nell’atto di accogliere la Parola di Dio, rappresentata dalla lunga pergamena dorata che l’angelo srotola davanti a Lei con la sua ala. L’inviato viene a Maria dalla “destra di Dio” e cammina davanti a Lei. Maria lo segue e perciò subito dopo l’Annunciazione va a visitare la cugina Elisabetta. Le mani di Maria sono nella posizione di chi suona l’arpa: in Lei la Parola ha trovato spazio ed è risuonata. Maria è in sintonia perfetta con la Parola. Per lei essa diventa strada. Maria cammina e con gli occhi pieni di meraviglia è accolta da Elisabetta, figura della realizzazione delle antiche promesse di Dio.

Maria è colei cha ha fatto spazio a Dio e ora può portarlo ad Elisabetta, che lo accoglie con gioia e stupore sul limitare della sua casa. Nell’incontro tra le due donne, Maria tiene sul petto la Parola di Dio, che è “lampada ai suoi passi, luce sul suo cammino” (Sal 119,105), ed Elisabetta, in segno di accoglienza, apre il mantello. Entrambe, mettendosi la mano sul grembo, si raccontano l’opera che Dio ha compiuto in loro. Maria, nel vedere Elisabetta al sesto mese, trova conferma di ciò che le ha annunciato l’angelo. Nell’incontro delle due donne risuona l’incontro di Cristo, l’Unigenito del Padre che salva, e di Giovanni Battista.

Sguardi

Eva guarda l’albero; Adamo guarda la Nuova Eva; Caino guarda Abele; il Crocifisso-Risorto e Maria guardano l’assemblea; nella discesa agli Inferi, Adamo guarda Cristo e questi guarda Eva; nella visitazione gli sguardi delle due donne si incrociano; l’angelo guarda le due donne. L’intensità degli sguardi espressa nei volti dice qual è l’orientamento del cuore: nel peccato lo sguardo lontano da Dio si perde in ciò che non dà vita; nella grazia la luminosità del volto riflette la bellezza della Vita che lo abita.

Colori - forme

L’accostamento sapiente di forme e colori che incorniciano e collegano tra loro le belle immagini del mosaico non distraggono il nostro sguardo: ma esprimono la sinfonia delle diversità tipica della Chiesa-comunione. I colori rendono presente al nostro sguardo le realtà che essi significano. Come avveniva nelle pitture e nelle icone delle Chiese fino al XIII secolo: il bianco, lo Spirito che dà vita; l’oro, la santità e la luce di Dio; il rosso, la divinità di Cristo, l’amore smisurato di Dio per ciascuno di noi; il blu, l’umanità di Gesù; il verde, la terra opera di Dio.
Quello che si coglie è la Presenza di Dio, la Presenza rivelata dall’armonia, dalla bellezza, che celebra il mistero d’amore realizzato in Cristo e aiuta la preghiera e l’amorosa conoscenza del Signore.

 

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